Riserva Naturale Forra del Cellina
La vegetazione della Riserva: uno scrigno di rare piante e splendidi fiori
Il territorio della Riserva Naturale Forra del Cellina presenta esposizioni dei versanti assai variabili, situazioni geo-pedologiche diversificate e altezze sul livello medio del mare che vanno dai 315-350 dei fondovalle ai 1.432 metri della cima del monte I Cameroni.
L’area risente di influenze climatiche diverse: quella mediterranea (si trova relativamente vicina al mare Adriatico) e quella continentale-centroeuropea (che si determina per una sommatoria di fattori orografici-altitudinali e di esposizione).
A questi fattori generali che entrano in gioco nello sviluppo e nella distribuzione delle specie vegetali si deve aggiungere l’influenza esercitata dalle attività dell’uomo (svolte in un recente passato e, in modo minore, ai giorni nostri).
Condizioni generali e situazioni particolari di questi fattori fanno si che nella Riserva la vegetazione sia rappresentata da associazioni di specie vegetali diversificate tra loro e delle quali quelle di maggior estensione spaziale sono l’Orno-ostryeto e la Faggeta mesofila.
In particolare: le pendici calcaree frastagliate, corrispondenti ai versanti sud-occidentale della Riserva, sono ricoperte da intricate boscaglie termofile caratterizzate da specie arboree colonizzatrici dei versanti isolati in corrispondenza di situazioni rupestri, che sopportano più o meno bene l’aridità del suolo. Si tratta dell’associazione vegetale denominata Orno-ostryeto in quanto le specie arboree che la caratterizzano sono per il 40-50 per cento il carpino nero (Ostrya carpinifolia) dalla infruttescenza simile a quella del luppolo e per il 20-30 per cento il frassino minore (Fraxinus ornus) dalle bianche infiorescenze a pannocchia.
A queste specie vanno ad associarsi in percentuali decrescenti la roverella (Quercus pubescens) pianta molto frugale che sopporta bene l’aridità del territorio ed è inconfondibile soprattutto nella stagione invernale perché le foglie secche persistono sui rami tanto da apparire come insolita chioma morta e il sorbo montano o sorbo farinaccio (Sorbus aria) dai caratteristici frutti color rosso-arancione a polpa farinosa le cui foglie presentano nella stagione autunnale un evidente contrasto cromatico fra la pagina inferiore bianco candido e quella superiore bruno lucida.
Nello strato arbustivo entrano invece a far parte diverse specie tra le quali spiccano il pero corvino (Amelanchyer ovalis), il nocciolo (Corylus avellana), la rosa di macchia (Rosa arvesis), l’emero (Coronilla emerus), il corniolo (Cornus mas) accompagnate da elementi lianosi come l’edera (Edera helix) che, nelle situazioni più fresche, ricopre di un manto verde lucido anche le rocce affioranti, la clematide (Clematis vitalba), il tamaro (Tamarus communis) e il pungitopo (Ruscus aculeatus) arbusto basso dai frutti di color rosso che viene spesso utilizzato come ornamento nel periodo natalizio. La flora dello stato erbaceo è ricca di specie comuni anche in altre associazioni vegetali come per esempio: Carex digitata, Cyclamen purpurascens, Campanula trachelium, Epipactis helleborine dei boschi di faggio; Poligala camaebuxus, Erica erbacea, Carex alba delle pinete.
Sempre su terreni di origine calcarea, sui versanti settentrionali del monte Fara e del monte I Cameroni (bosco Fara e bosco I Pics), ma con una morfologia più regolare in cui, anche se in maniera non molto accentuata, le caratteristiche climatiche sono di tipica espressione continentale, si ha una copertura vegetale a prevalenza di faggio (Fagus sylvatica).
Si tratta di una faggeta mesofila altimetricamente sottoquota in quanto affermatasi in ambienti freschi ed esposti a nord in cui fra le specie erbacee presenti troviamo la Saxifaga rotundifoglia, l’Adenostyles glabria, la Dentaria enaphillus e pentaphillus, l’Anemòne trifoglia e le felci Polisticum aculeatum ed Asplenium viride. Tra le piante arbustive segnaliamo la presenza di Lonicera nigra, di nocciolo (Corylus avellana) ed altre.
All’interno di tale formazione forestale là dove insistono aree con prevalenti affioramenti di rocce fortemente fratturate assieme al faggio, generalmente poco sviluppato in altezza e contorto, si sviluppano specie xerofile quali sorbo montano (o farinaccio), pero corvino, rododendri e altro.
Diversamente, nelle zone del versante meridionale prossime alle creste, dove più forte si fa sentire l’influenza del clima mediterraneo, si sviluppano nuclei non contigui della faggeta termofila in cui compaiono specie tipicamente termofile che trasgrediscono dal sottostante Orno-ostryeto e dei quali si ricordano l’Asaro europeans, l’Hepatica triloba, il Carex alba, la Primula vulgaris dello strato erbaceo e Viburnum lantana e opalus, pero corvino e nocciolo in quello arbustivo.
Rispetto agli Orno-ostryeti questa associazione termofila differisce anche per la presenza di specie mesofile come per esempio il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) quale specie arborea, la Lonicera alpigena quale specie arbustiva e la Dentaria enaphilla come specie erbacea.
Discorso tutto particolare deve essere fatto invece per la vegetazione che insiste nelle situazioni di forra o prossime ad essa in termini di quota, in quanto sia la faggeta mesofila ma soprattutto l’Orno-ostryeto si sottraggono alla serie altimetrica per il prevalere dell’influsso microclimatico locale.
Infatti in queste situazioni a tali forme di vegetazione si associano altre specie quali l’acero montano, il tiglio (Tilia cordata) e più raramente il carpino bianco (Carpinus betulus). Fra le erbacee Verbascum nigrum, Daphne mezereum, Phyllitis scolopendrium, Genthiana asclepiadea e altre che per l’appunto sono indicatrici di freschezza.
Tali forme assumono particolare rilievo naturalistico quando ad esse si accompagna il tasso (Taxus baccata) pianta sempreverde dal frutto (arillo) mangereccio, se si esclude il seme che è assai tossico, indicatore di freschezza e alto tasso di umidità dell’aria e del suolo (dovute, nel caso specifico, dalle correnti d’aria che seguono il corso dei torrenti e che attenuano gli estremi termici) e amante di suoli ricchi di scheletro anche di diversa pezzatura.
Alle specie sopra citate e alle altre precedentemente descritte in situazioni di freschezza va aggiunta la presenza del maggiociondolo o citiso (che in maggio compare qua e là fra la vegetazione evidenziandosi per la chioma ricoperta da penduli fiori gialli), della felce aquilina e di muschi di vario genere che formano verdi cuscinetti che creano dei bellissimi contrasti cromatici con le bianche rocce su cui poggiano.
Da non dimenticare anche, soprattutto sul versante settentrionale del monte Fara, i rimboschimenti artificiali di abete rosso (Picea exelsa) in cui si può notare un impoverimento della flora erbacea e arbustiva e un accentuato sviluppo di muschi che tendono a infeltrire il terreno. Uno di questi muschi è il Rhytidadelphus triquetrus.
Nella zona del Dint dove predomina la matrice marnoso-arenacea ci si trova di fronte a una vegetazione pioniera di nocciolo sviluppatasi sui terreni abbandonati dove si svolgevano attività di pascolo e fienagione, e boscaglie di ontano bianco (Alnus incana) specie indicatrice di grande umidità nel suolo e di acidità dei terreni, il cui appoggio radicale fittonante che si approfondisce molto nel terreno permette di migliorare le condizioni trofiche del terreno stesso, preparandolo ad altre specie più pregiate e che già iniziano a svilupparsi (tra queste ricordiamo l’acero e il frassino maggiore assieme al carpino bianco e il faggio).
Il sottobosco è costituito essenzialmente da equiseti, Veratrum album, Petasites ibridus, Consolida maggiore. In questa zona ricca di specie floristiche fra cui alcune orchidacee, bucaneve (Galantus nivalis), campanellini (Leucoyum vernum), anemone triloba (Hepatica triloba), scilla (Scilla bifora), Anemone nemorosa nella stagione primaverile si susseguono stupende fioriture estese su vaste aree.
Delle specie floristiche più appariscenti e conosciute tutelate fra l’altro dalla Legge Regionale 34/86 all’interno della Riserva (omettendo per ovvi motivi la localizzazione) si segnalano la peonia (Peonia officinalis), il giglio carniolico (Lilium carniolicum), il giglio dorato (Hemerocallis flava), l’asfodelo (Asphodelus albus), la primula auricola (Primula auricola) dalla quale è stata da poco tempo individuata la sporadica presenza della sottospecie balbisii, il raponzolo di roccia (Physoplexis comosa), la stella alpina (Leontopodium alpinum), il narciso (Narcissus radiflorus), il giglio martagone (Lilium martagon) e l’iris (Iris pallida).
Molte altre sono le specie floristiche più o meno presenti sul territorio della Riserva non citate ma rintracciabili percorrendo gli itinerari che la attraversano. Merita comunque ribadire un concetto: occorre evitare di raccogliere qualunque specie floreale, permettendo in tal modo a tutti di poterle osservare e ammirare. La bellezza di un fiore viene sicuramente esaltata dell’ambiente che lo circonda con cui contrasta per forma e colore.