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un emozionante viaggio

Riserva Naturale Forra del Cellina

 

Tra rocce e torrenti per riscoprire le origini geologiche del territorio della Riserva: un emozionante viaggio a ritroso di milioni di anni

 

Le caratteristiche di maggior pregio naturalistico-paesaggistico che concorrono a fare della Riserva Naturale Forra del Cellina un ambiente singolare, degno di tutela, sono strettamente connesse ai fenomeni della genesi lito-tettonica delle formazioni rocciose, e a quelli idrologici superficiali e sotterranei (epigei e ipogei) che le hanno poi modellate nelle forme che noi oggi possiamo ammirare. Per ben comprendere tali fenomeni naturali bisogna risalire all’era mesozoica, tra 120 e 70 milioni di anni fa, nel periodo Cretacico, quando questa zona era ancora sommersa da un mare poco profondo ricco di plancton e ossigeno, con notevole ricambio idrico, e in cui il fondale era soggetto a lentissima subsistenza (abbassamento).

Queste particolari condizioni dell’ambiente marino erano l’ideale per un notevole sviluppo di coralli, molluschi, spugne e altri organismi che andavano a costituire un imponente complesso di scogliera (simile alle attuali barriere coralline).

Le parti calcaree di tanti organismi finivano poi col depositarsi le une sulle altre dando origine a un complesso sedimentario di grande potenza, che raggiungeva altezze complessive anche di 800-1000 metri.

I tipi litologici prevalenti nella Riserva si fanno risalire alle diverse parti della scogliera organogena, caratterizzata da una variabilità laterale: scogliera propriamente detta, zona interna alla scogliera, zona esterna.

Si riconoscono quindi formazioni calcaree di tipo diverso quali: i “Calcari del monte Cavallo”, riferibili alla scogliera vera e propria, costituiti da rocce molto compatte e in cui abbondano forme fossili come rudiste e nerinee, ben rappresentati in corrispondenza del monte Fara e i “Calcari del Cellina” (o calcari porcellanacei), riferibili alla zona interna della scogliera, dove le acque basse e tranquille facilitarono la deposizione e sedimentazione di particelle finissime, tanto da conferire a queste rocce, che sono talvolta intercalate da componenti magnesiache, il tipico aspetto delle porcellane.

Successivamente, fra gli 80 e i 60 milioni di anni fa, a cavallo fra l’era mesozoica e il cenozoico, lungo la scarpata sottomarina che dava su un bacino non eccessivamente profondo, si succedettero deposizioni di calcari-marnosi (con concentrazioni di ossidi di ferro e granuli di pirite) che diedero origine a una formazione rocciosa (la Scaglia rossa) che per la sua natura è facilmente sfaldabile in sottili lamine di colore rosso mattone. La Scaglia rossa è presente in strati di ridotto spessore in una fascia discontinua lungo la sinistra orografica del torrente Alba.

Alla Scaglia rossa segue in ordine di tempo il Flysch; una formazione costituita da materiali terrigeni, provenienti dalle allora terre emerse che erano soggette a forti fenomeni di corrugamento legati all’orogenesi alpina.

I sedimenti fini (provenienti dall’inizio del disfacimento della catena alpina) di natura sabbiosa e argillo-limosa, si accumulavano sulla scarpata sottomarina, che aveva pendenza poco accentuata. Quando la quantità di tali sedimenti diveniva tale da superare l’angolo di riposo, gli stessi scivolavano più in profondità e, mentre una parte andava a depositarsi direttamente sui fondali più profondi, l’altra rimaneva in sospensione depositandosi successivamente prima nelle sue parti più grossolane e poi in quelle più fini, così da conferire al sedimento (e quindi alle rocce che ne derivano) la tipica struttura alternata in cui si succedono arenarie e marne.

Questo fenomeno di accumulo sottomarino si ripeté più volte, tanto da formare una successione di questi strati alternati, che in zone limitrofe alla Riserva raggiunge una potenza di 500-600 metri.

Il Flysch caratterizza la parte di territorio della Riserva individuato come località Dint, e si presenta con un alternanza di marne di colore verdognolo e arenarie di color grigio. L’elevata erodibilità di queste rocce caratterizza fortemente il paesaggio, che si presenta a morfologia addolcita, in netto contrasto con la rimanente parte dell’area, in cui affiorano formazioni rocciose di origine calcarea.

C’è da dire inoltre che il Flysch, così come la Scaglia rossa, sono rocce a distribuzione spaziale discontinua, e ciò viene attribuito sia al fatto che durante la formazione di tali rocce parti dell’area fossero emerse, sia all’elevata erodibilità di questi materiali, sia infine ai movimenti tettonici, che possono averle ridotte ai minimi termini (o annullate) perché strizzate lungo zone di sovrascorrimento. Questo fenomeno di discontinua distribuzione spaziale è riscontrabile anche nell’area inclusa nella Riserva.

 

L’origine e la natura delle formazioni rocciose predominanti nella Riserva vanno a caratterizzare in modo diverso la morfologia dell’area. Se da un lato la stessa è collegata prevalentemente alla natura delle rocce eoceniche facilmente degradabili, che danno origine a forme collinari addolcite come il caso di località Dint, dall’altro le diversità morfologiche, oltre che alla natura delle rocce, sono fortemente collegate a fenomeni tettonici il principale dei quali, di rilevanza regionale, è dato da una grande linea di disturbo detta Sovrascorrimento periadriatico, con andamento est-ovest, che ha prodotto fenomeni collaterali secondari di andamento analogo, ed anche ad andamento ortogonale a questo (nord-sud).

Questi fenomeni rivestono notevole importanza e interesse: in relazione all’evoluzione del reticolo idrografico nell’area dei calcari cretacici, dove si sono creati i presupposti che hanno favorito l’innescarsi dei processi erosivi principali, quali quelli delle forre del Cellina e Molassa; in relazione alla trasformazione dei versanti sud e sud-ovest del monte Fara, dove l’intensa fagliatura diversamente orientata ha dato origine a bastoni, pinnacoli e solchi vallivi più o meno accentuati, tanto che i versanti stessi risultano fortemente frastagliati.

Nelle zone dei versanti settentrionali del monte Fara e della Montelonga, dove la morfologia è assai regolare in quanto i versanti sono impostati secondo la giacitura degli strati, i contrasti morfologici sono dati essenzialmente da aree più o meno estese in cui si sono innescati fenomeni carsici con conseguente formazione di depressioni, spiazzi rocciosi fortemente scanalati e simili, oltre che da profondi solchi vallivi, sempre legati a fenomeni tettonici.

Come detto i fenomeni idrologici sono conseguenza diretta della genesi lito-tettonica e sono anche motivo essenziale della formazione di strette gole e di orridi in cui non mancano strutture derivate, di grande bellezza, quali le “Marmitte dei giganti”: (gigantesche forme dovute al modellamento delle acque visibili presso il bivio Molassa), sottoescavazioni e meandri.

Forme che in alcuni tratti del canale di chiusa sono rilevabili nelle pareti rocciose, anche se in modo meno evidente, ad alcune decine di metri sopra l’attuale alveo torrentizio, e stanno indicare l’intensa e lenta attività delle acque dei torrenti Cellina e Molassa, che nel corso dei millenni, hanno prodotto quella miriade di “sculture” naturali che oggi noi possiamo ammirare.

Accanto a questi grandi fenomeni idrologici superficiali, se ne possono citare altri non così evidenti, ma che comunque rivestono particolare importanza, come l’incarsimento relativamente recente di aree a diversa estensione sui versanti settentrionali dei monti Fara e Cameroni. Aree in cui si denota un’elevata percolazione di acqua lungo vie preferenziali determinate dall’alto grado di fratturazione più o meno orientata delle rocce, che per la loro natura calcarea e l’intensa piovosità della zona concorrono a favorire un’intensa circolazione ipogea (sotterranea) con sviluppo assai accentuato di forme tipiche del carsismo superficiale (campi solcati, carsismo a blocchi) e sotterraneo (cunicoli e grotte).

Bell’esempio di carsismo superficiale è osservabile nei pressi della sommità del monte Cameroni. Fra i fenomeni di carsismo ipogeo ricordiamo le grotte “Vecchia Diga”, ultimamente assunte quali grotte didattiche dagli speleologi del Pordenonese.

Sono anche molti i casi di emergenza idrica, soprattutto nei periodi di intensa piovosità, sotto forma di fontanoni e sorgive, in corrispondenza di discontinuità di strato, a cui spesso segue il ruscellamento lungo i versanti con formazioni di bellissime cascate.



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