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Riserva Naturale Forra del Cellina La vecchia strada della Valcellina: storia dei collegamenti tra la Valcellina e la pianura

 

La Riserva Naturale Forra del Torrente Cellina è l’ultima istituita in ordine temporale (Legge Regionale 13 del 1998) ed è stata individuata tra le Aree di Reperimento indicate nella L.R. 42/’96 (Legge sui Parchi).

L’area interessata rappresenta una parte dell’ex-Ambito di Tutela B.5 “Stretta del Cellina” già indicato dal Piano Urbanistico Regionale del 1978.

 

Uno degli aspetti più caratteristici della Riserva Naturale Forra del Cellina e più in generale del tratto di valle tra Barcis e Montereale Valcellina è senza dubbio la “vecchia strada”.

 

Il suo suggestivo tracciato attraversa l’intera Riserva permettendo di osservare le spettacolari forme di erosione che il torrente ha lentamente modellato incidendo la stretta forra tra il monte Fara e la Pala d’Altei.

La storia della “vecchia strada della Valcellina” e lo sviluppo delle zone montane contermini è strettamente collegata alla realizzazione di grandi infrastrutture per lo sfruttamento dell’acqua del torrente Cellina, opere che hanno avuto ripercussioni dirette o indirette anche sulla vita socio-economica di tutti i Comuni della valle.

La situazione nel periodo precedente ai primi anni del ‘900 era quella di una valle isolata, caratterizzata da uno stato ambientale “selvaggio” in cui le attività antropiche erano piuttosto ridotte e finalizzate alla sussistenza. L’azione umana si limitava all’utilizzazione dei boschi per ricavare la legna da ardere, all’uso dei prati per il pascolo e la fienagione, all’utilizzo delle poche zone pianeggianti nei pressi degli abitati per l’agricoltura.

Il corso del torrente Cellina veniva utilizzato per la fluitazione del legname proveniente dalle zone a monte, convogliato allo sbocco della valle dov’era più facile il trasporto su mezzi a ruota verso gli insediamenti predisposti alla trasformazione.

La necessità di raggiungere i luoghi in cui si svolgevano le attività primarie e di collegare fra loro le varie borgate costrinse gli abitanti della zona ad aprire una fitta rete di sentieri sia attraverso la vallata che nelle valli laterali.

Sentieri questi che, ai giorni nostri, in cui la forte industrializzazione dell’area pedemontana ha accelerato l’abbandono della montagna e delle attività poco remunerative che vi si svolgevano, sono in parte scomparsi o si conservano in tracce tra la fitta vegetazione arborea e arbustiva.

 

Fino alla fine del 1800, le comunicazioni e i rapporti sociali tra le genti della montagna e della zona di pianura dove allora erano ubicati i servizi (ospedale, pretura, mercati per la commercializzazione dei prodotti, eccetera) avvenivano lungo una mulattiera che scendendo dall’alta Valcellina e passando per Barcis, la sella del Dint, Andreis, Bosplans, saliva a forcella Croce per poi scendere in prossimità dell’abitato di Maniago Libero.

Lungo il tratto che scende per la Val di Sant’Antonio, dove affiorano tratti di roccia, è possibile vedere ancor oggi i solchi provocati dai pattini delle slitte allora usate (e trainate a mano o da muli e buoi) come mezzi per il trasporto dei carichi pesanti.

 

Nel 1894 l’ingegner Aristide Zenari viene nominato Capo Sezione del Corpo Reale del Genio Civile di Udine e quindi incaricato di risolvere il problema dei collegamenti tra i comuni della valle e la pianura.

Zenari elabora un progetto per l’utilizzo delle acque del Cellina per scopi idroelettrici per la realizzazione del quale è necessaria una strada di servizio che, a lavori ultimati sarebbe diventata il collegamento viario tra Montereale Valcellina e Andreis.

Il progetto prevedeva la realizzazione di uno sbarramento sul torrente Cellina a valle dell’attuale Bivio Molassa (la Vecchia diga), la costruzione di un canale di alimentazione e di una centrale idroelettrica a Malnisio.

Per raggiungere il luogo di costruzione della diga con materiali e mezzi si rendeva necessaria una strada di collegamento che fu pensata e poi realizzata, per la maggior parte, sopra al canale.

La strada venne inaugurata nel 1906. Il percorso originale collegava Montereale alla località Molassa dalla quale si raggiungeva Barcis attraverso una stradina costruita nel 1879 attraverso la sella del Dint.

Quest’opera rivoluzionò le condizioni economiche nella vallata sia in termini diretti con l’assunzione di manodopera per la realizzazione e successivamente (anche se scarsa) per la manutenzione; sia indiretti per il notevole miglioramento dei collegamenti viari per persone e cose.

Il ritorno economico dovuto allo sfruttamento del corso del torrente Cellina aveva però principalmente una valenza che andava oltre i confini dell’attuale provincia, in quanto l’energia prodotta veniva utilizzata soprattutto per l’illuminazione di Venezia, Treviso e Udine.

Con la costruzione della strada venne a cessare l’utilizzo della mulattiera per Val di Sant’Antonio e il peso economico della vallata si trasferì lungo il nuovo tracciato poi divenuto parte della Strada Statale 251.

All’inizio degli anni ’20 venne realizzata una variante dal bivio Molassa a località Ponte Antoi. Successivamente fra gli anni ‘30 e ‘50 si procedette all’ampliamento della strada e alla rettifica di alcune parti con la costruzione di gallerie che evitavano alcuni tratti molto stretti e pericolosi costruiti a sbalzo sulle pareti di roccia.

Negli anni ‘50 venne realizzata, presso la Vecchia diga, la centrale in caverna che sfrutta l’acqua proveniente dal lago di Barcis ottenuto attraverso la costruzione della diga di Ponte Antoi.

L’acqua raggiunge la centrale attraverso una condotta in gallera; un breve tratto di quest’opera è visibile lungo la strada che conduce ad Andreis, là dove la canalizzazione attraversa il torrente Molassa su un ponte-tubo.

A tali opere, sempre nello stesso periodo, andò ad aggiungersi la costruzione dei fabbricati, ancora esistenti, nelle vicinanze della Vecchia diga per l’alloggiamento del personale di sorveglianza.

La realizzazione dei nuovi impianti (in particolare la nuova diga di Ponte Antoi) determinò lo spostamento della sede stradale, nel tratto bivio Molassa-Ponte Antoi, più in alto e la realizzazione della galleria che immette nella conca di Barcis presso il Centro Visite della Riserva.

Conseguentemente alla costruzione della centrale in caverna venne realizzata una galleria e costruito un ponte con lo scopo di deviare il traffico a monte della Vecchia diga e della nuova centrale (fino ad allora la strada attraversava il Cellina su un impalcato sopra la Vecchia diga).

In seguito, e fino alla sua dismissione, sono state fatte solo piccole modifiche al tracciato oltre a numerose operazioni legate alla manutenzione straordinaria che, comunque, hanno risolto solo parzialmente l’annoso stato di pericolo creato dai continui cedimenti della sede non più adatta al traffico pesante dei giorni nostri e alla sua intensità.

Risale infine al 1992 l’ultimazione della variante che attraverso tre gallerie e due viadotti permette di collegare Montereale e Barcis evitando il passaggio attraverso la Forra.

La “vecchia strada” dopo un periodo di abbandono iniziato proprio nel 1992 con la sua dismissione è ora in fase di recupero per un suo utilizzo a scopo turistico e di servizio alle attività della Riserva.


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