LE GROTTE VECCHIA DIGA
Il complesso denominato “Grotte Vecchia Diga” può essere diviso in due parti assai diverse: la cavità fossile e la cavità attiva.
La cavità fossile comunica con l’esterno con due ingressi posti rispettivamente a quota 485 metri e a quota 458 metri; presenta notevoli concrezioni e non è più percorsa dall’acqua. Termina con un pozzo, sul fondo del quale scorre dell’acqua e con un sifone che ha precluso la prosecuzione delle esplorazioni fino a tempi recenti.
La seconda parte è attiva (“ramo attivo”): si sviluppa dopo il sifone in leggera salita, è sempre percorsa da un piccolo corso d’acqua fino ad un camino che rappresenta il termine delle attuali esplorazioni; qua e là rami minori confluiscono in quello principale.
Lo sviluppo totale della grotta è di circa 1200 metri, con un dislivello di circa 30 metri.
La cavità è il risultato dell’azione di una serie di agenti che l’hanno modellata e che hanno dato origine alle forme che ora si possono osservare (stalattiti, stalagmiti, pavimenti concrezionati, altre concrezioni denominate “pelli di leopardo” e “latte di monte”).
La cavità è un classico esempio di grotta con circolazione dell’aria “a tubo di vento”. Durante l’inverno, dalla “bocca calda” (ingresso principale a q. 485) esce aria più calda di quella esterna perché essa salendo, si riscalda all’interno delle gallerie. Il contrario accade durante l’estate: una corrente d’aria fredda discendente esce dalla “bocca fredda” (ingresso inferiore a q. 457).
Durante l’anno la temperatura all’interno della grotta oscilla tra i 9,4 °C e gli 8,7 °C.
Le Grotte Vecchia Diga custodiscono una fauna altamente specializzata, adattata alle condizioni climatiche ipogee (mancanza di luce, umidità e temperatura costanti) e molto preziosa dal punto di vista naturalistico.
L’isolamento geografico dell’area e la distanza dai distretti alpini più interni, interessati dalle ultime glaciazioni, hanno contribuito alla conservazione di una fauna relitta primitiva, la cui esistenza è riconducibile ad antichissime epoche preglaciali. Coabitano specie in qualche caso endemiche o esclusive dell’area.
La cavità, oltre ad essere meta di specialisti in varie discipline e di speleologi, è facilmente visitabile e ben si adatta ad essere percorsa, almeno in una sua parte, dalle scolaresche.