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Alla scoperta della fauna

Riserva Naturale Forra del Cellina

 

Alla scoperta della fauna della Riserva

 

La consistenza faunistica della Riserva Naturale Forra del Cellina non è elevata, ma si esplicita con la presenza di numerose specie interessanti che non trovano facile riscontro in ambienti similari. L’abbandono delle attività umane in questo ultimo ventennio e la particolare conformazione morfologica di vaste aree dell’area protetta hanno permesso un rapido sviluppo delle popolazioni animali, soprattutto di quelle più diffidenti alla presenza umana. In questa breve esposizione della fauna della Riserva saranno trattati prima i mammiferi, poi gli uccelli e quindi l’erpetofauna (anfibi e rettili).

 

I mammiferi

Nella Riserva vivono tre diverse specie di ungulati: il capriolo, il cervo e il camoscio.

Il capriolo (Capreolus capreolus) occupa le zone aperte e i boschi con fitto sottobosco intercalati da radure prative. Nella Riserva è presente un po’ ovunque, con buona consistenza numerica nei versanti frastagliati sovrastanti il canale di chiusa, zone queste di difficile accesso e tranquille.

Una caratteristica di questo animale è il modo con cui usa marchiare il proprio territorio che può variare in estensione dai 5 ai 20 ettari. Per questa operazione il capriolo utilizza il secreto delle ghiandole facciali e interdigitali che distribuisce sui rami di alberi e arbusti e su varie piante erbacee. A tale sistema di marchiatura si aggiungono “raspate” sul terreno e asportazioni di corteccia da alberi e arbusti attraverso colpi inferti con i palchi. Rilevanza per la distinzione fra maschi e femmine assumono i palchi che sono presenti nei maschi mentre le femmine ne sono sprovviste.

I palchi dei cervidi sono caduchi (a differenza delle corna di altre specie come il camoscio), vengono persi dai caprioli nel tardo autunno e si riformano, coperte dapprima di fitta peluria, all’inizio della primavera.

Il cervo (Cervus elaphus) è il più grande fra i mammiferi presenti nel territorio della Riserva (e nelle aree limitrofe). La sua consistenza è di pochi esemplari presenti nelle località Montelonga e I Pics.

Fatte (escrementi) di cervo sono state ritrovate in posti diversi nel bosco del monte Fara e stanno ad indicare perlomeno il passaggio in tale area di questo grosso mammifero che durante il periodo degli amori si distingue per una caratteristica emissione vocale, il bramito, che è segno di sfida e di riconoscimento.

Il cervo è un forte mangiatore e la sua dieta spazia dai germogli di alberi e arbusti ai frutti del mirtillo e lampone, dalle foglie di diverse specie arboree alle graminacee e leguminose dello strato erbaceo prativo.

Anche per il cervo la presenza dei palchi è limitata ai soli individui di sesso maschile.

Il camoscio (Rupicapra rupicapra) a differenza dei cervidi, è un animale diurno (i cervidi sono prevalentemente crepuscolari) e sociale in quanto si aggrega spesso in branchi con soggetti di varie età (ad esclusione del periodo della riproduzione).

Le corna sono mantenute da questi animali per tutta la vita e sono presenti sia nei maschi che nelle femmine, per cui risulta difficile la loro distinzione, che viene effettuata attraverso l’analisi biometrica oculare e di alcune particolarità distintive delle corna stesse.

Questo bovide è stato segnalato nelle località monte I Cameroni, Coston di Siviledo e Croda del Pic, nonché sui versanti sud-occidentali del monte Fara.

Altri mammiferi presenti nella Riserva sono: la lepre (Lepus timidus) specie nordeuropea presente sulle Alpi come relitto glaciale; lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) che frequenta qualsiasi tipo di bosco ed è presente in entrambe le forme conosciute, ossia quella melanica e quella rossiccia; il riccio, il ghiro, il quercino, i toporagni e le arvicole.

Tra i carnivori sono presenti alcuni mustelidi come la martora (Martes martes), la faina (Martes foina) e il tasso (Meles meles), animali questi di abitudini crepuscolari e notturne e quindi molto difficili da osservare. Anche la volpe (Vulpes vulpes) è presente nel territorio della Riserva. Questo animale non è un carnivoro per eccellenza in quanto si comporta, soprattutto in estate e in autunno quando abbondano i frutti del sottobosco, come un onnivoro.

Altro mammifero presente nella Riserva, data l’elevata presenza di grotte e cavità, è il pipistrello, animale noto perché dotato di percezione ad ultrasuoni.

Alcuni esemplari sono ancora presenti nelle Grotte Vecchia Diga, dove esiste una sala detta del “guano”, a dimostrarne la presenza in tempi assai recenti (la colonia si è spostata in cavità limitrofe a causa del disturbo arrecato dai visitatori della grotta stessa).

Per quanto riguarda l’orso l’unica traccia di presenza passata e assai remota (inizi del’800) è data dal toponimo “Tane dell’orso” che indica un’estesa area individuata lungo le pendici del versante sud-occidentale del monte Fara.

Gli uccelli nidificanti

Nel territorio della Riserva nidificano diverse specie di uccelli. Tra i più particolari ricordiamo, nella famiglia dei cuculidi, il cuculo (Cuculus canoris), con le sue singolari abitudini riproduttive caratterizzate dal fenomeno del “parassitismo della cova”. La femmina depone le uova nei nidi di altri uccelli (in genere un uovo in ogni nido), i quali poi alleveranno il piccolo di cuculo, che vi nascerà. Succede spesso di trovare nidi di passeriformi in cui il piccolo di cuculo che viene imbeccato è di dimensioni maggiori rispetto alla madre adottiva.

Tra gli appartenenti alla famiglia dei picidi sono presenti il picchio verde (Picus viridis) e il picchio rosso maggiore (Dryobates major) che nidificano nelle cavità degli alberi che loro stessi costruiscono martellando il fusto con il possente becco di cui sono provvisti.

Della famiglia dei motacillidi sono rinvenibili il prispolone (Anthus trivialis), la ballerina gialla (Motacilla cinerea) e ballerina bianca (Motacilla alba).

Tra gli irundinidi è presente la rondine montana che costruisce il nido in strapiombi rocciosi e in alcuni manufatti come i ponti e le arcate di sostegno della vecchia strada della Valcellina.

Della famiglia dei turdidi sono presenti il merlo comune (Turdus merola), la tordela (Turdus viscivorus) e il pettirosso (Erithacus rubecula).

Tra i paridi nidificano nella Riserva la cincia bigia (Parus palustris), la cincia mora (Parus ater), la cinciarella (Parus caeruleus) e la cinciallegra (Parus major).

Della famiglia dei corvidi sono presenti la cornacchia grigia (Corvus cornix) e il corvo imperiale (Corvus corax). Quest’ultimo è il più grosso tra i corvidi e nidifica in diverse zone della Riserva sulle rocce delle pareti strapiombanti.

Dei galliformi nidificano il fagiano di monte o gallo forcello (Tetrao tetrix), il gallo cedrone (Tetrao urogallus) e la coturnice.

Altri uccelli nidificanti nella Riserva sono il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) della famiglia dei cinclidi e il fringuello (Fringilla coelebs) tra i fringillidi.

Tra gli strigiformi (rapaci notturni) sono presenti la civetta comune (Athene noctua), l’allocco (Strix aluco) e il gufo comune (Asio otus). Si tratta di uccelli notturni dotati di notevole escursione laterale del capo, che permette di aumentare lo spazio visivo, altrimenti limitato dalla la posizione frontale dei grandi occhi.

Tra i rapaci diurni (falconiformi) è presente il gheppio (Falco tinninculus) che si caratterizza per il tipico volo statico (detto “spirito santo”) con battimento d’ali veloce e controvento, la poiana (Buteo buteo) e il falco pellegrino (Falco peregrinus).

Nel 1987 è stato segnalato il ritrovamento di un nido occupato di aquila reale (Aquila chrysaetos).

Oltre gli uccelli segnalati, nella Riserva sono presenti altre specie nidificanti. A queste si devono poi aggiungere le specie osservabili durante i periodi di passo.

 

Anfibi e rettili

All’interno della Riserva vivono e si riproducono numerose specie di anfibi e i rettili. Questi animali a volte passano inosservati sia per le loro ridotte dimensioni che per lo scarso interesse che rivestono da parte della maggioranza degli escursionisti.

Gli anfibi sono animali sottoposti al pericolo del disidratamento e che quindi sono spesso costretti a una vita prevalentemente notturna e a frequentare ambienti acquatici o semiacquatici.

Tra gli anuri (anfibi senza la coda) sono presenti il rospo comune (Bufo bufo), a prevalente vita notturna, ad esclusione del periodo riproduttivo in cui si porta sempre in prossimità dell’acqua; la raganella (Hyla arborea), che resiste assai bene all’aridità, vivendo fra le fronde degli alberi; e la rana esculenta (Rana esculenta) protetta in Friuli Venezia Giulia da una apposita norma di tutela (L. R. 34/81 articolo 17) per evitarne la drastica riduzione di popolazione a causa della sua cattura a fini alimentari.

E’ inoltre presente tra i caudati (anfibi con la coda) la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) dalla tipica colorazione nera con chiazze giallo arancio. Questo animale, anche se prevalentemente notturno, si incontra durante il giorno, soprattutto nei periodi con notevole umidità nell’ambiente. L’osservazione migliore è possibile in primavera nei periodi riproduttivi.

 

I rettili hanno invece un’attività legata principalmente alle condizioni della temperatura, depongono le uova in ambiente subaereo (anche se alcuni sono vivipari) e sono sensibili alle vibrazioni del terreno.

Fra i rettili presenti nella Riserva vi sono diversi lacertidi, il più grande dei quali è il ramarro (Lacerta viridis). Sono inoltre presenti sia la lucertola vivipara (Zootoca vivipara) che la lucertola dei muri (Podarcis muralis).

 

Fra i serpenti, rettili sprovvisti di arti, sono presenti il colubro liscio (Coronella austriaca) (Barcis e dintorni di Andreis), il colubro di Esculapio o saettone (Elaphe longissima) e la natrice dal collare o biscia d’acqua (Natrix natrix).

Delle vipere propriamente dette è possibile incontrare tutte e tre le specie presenti nella nostra regione.

La vipera dal corno (Vipera ammodytes), così chiamata per la caratteristica escrescenza sul muso, popola soprattutto i macereti calcarei dei versanti meridionali e sud-occidentali del monte Fara. Ha indole tranquilla, ma se viene molestata ed è impossibilitata alla fuga, attacca tentando di mordere. Può iniettare circa 7 mg di veleno (la quantità di veleno mediamente letale per l’uomo è di 15 mg).

Al margine superiore delle faggete e in prossimità dei pascoli è presente la vipera comune (Vipera aspis). Questa può essere distinta (nella nostra regione) per le bande trasversali dorsali mai continue, mentre il marasso (Vipera berus) e la vipera dal corno presentano sul dorso una greca zigzagante. La vipera comune può inoculare circa 4-5 mg di veleno (attivo quasi quanto quello della Vipera ammodytes).

Il marasso (Vipera berus) è presente anche nella varietà melanica con colorazione completamente nera. Predilige i pascoli, le brughiere con i rododendri, specialmente nella zona dell’altipiano della Montelonga e lungo i costoni privi di vegetazione all’interno della Riserva. Può inoculare circa 3 mg di veleno, meno attivo rispetto a quello delle due specie precedenti.

Un particolare interessante è che nella Riserva gli areali delle tre specie di vipere si compenetrano. Esse si nutrono di piccoli mammiferi, lucertole, nidiacei, uova di uccelli, insetti, anfibi.

 


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